Home Page

La zona di Pianura era conosciuta anticamente con diversi nomi latini: “Planaria”, “Pianura”, “Planurium”, poi diventati, nelle varie forme volgarizzate, “Chianura”, “Villa Planuriae Majoris” e “Terra Plana” perché occupava un territorio pianeggiante circondato da colline. Il territorio si formò all'interno della zona vulcanica dei Campi Flegrei, mentre il terreno pianeggiante si generò in quanto le acque delle colline circostanti, per millenni, continuavano ad asportare la terra dai terreni declivi. Da diversi studi effettuati, si suppone che i primi insediamenti nel territorio di Pianura siano avvenuti durante la colonizzazione greca dell'area Flegrea: a testimonianza di ciò è stato ritrovato nella zona un gruppetto di monete attiche raffiguranti il tiranno di Siracusa Jerone ed ultimamente è stata rinvenuta una costruzione in blocchi di tufo di origine greca. Sono state rinvenute anche strutture sannitiche e soprattutto di epoca romana, avvalorando la tesi di un'intensa stratificazione di civiltà in epoche successive. Sono alle ipotesi alcune ricerche che testimonierebbero la presenza etrusca nella zona di Pianura ai tempi del loro arrivo in Italia. Negli anni ’70, infatti, nel cimitero del quartiere, è venuta alla luce una necropoli di tombe orizzontali singole ed allineate, che avevano all’interno scheletri di corpi umani privi di qualsiasi ornamento. Accanto a queste tombe furono trovati anche due recipienti funerari di terracotta contenenti resti di ossa umane precedentemente carbonizzate. La presenza di due riti funebri, l’inumazione e l’incenerimento ha fatto supporre che nella zona di Pianura fosse presente la cultura “villanoviana”. Tale ipotesi è stata suffragata dal ritrovamento, in località “Selva Cancello”, di cocci di bucchero, argilla nera usata nelle terracotte etrusche. Più sicura pare invece la presenza di insediamenti nel territorio in epoca romana: la valle di Pianura, infatti, rappresentava un passaggio obbligato per i collegamenti terrestri tra Neapolis (Napoli), importante centro commerciale e residenziale, Puteoli (Pozzuoli), importantissimo porto del Mediterraneo, e Roma. La strada principale per questi collegamenti era la via per colles (oggi via Antiniana) che partiva da Napoli, saliva per la collina del Vomero, ridiscendeva per cupa Marzano, attraversava Soccavo e Pianura fino a giungere nei pressi della Montagna Spaccata. In contrada Pisani, poi, dove oggi sorge la discarica, furono ritrovati i resti di una strada con selciato romano. Ma Pianura non dovette fungere solo da crocevia. Alcuni ritrovamenti fanno infatti pensare alla presenza di un nucleo abitativo: due mausolei lungo la via Montagna Spaccata, tombe a colombario con tracce di ceramica lavorata in località S. Aniello, Tavernola e S. Lorenzo, resti di un acquedotto in località Torciolano, mura romane ed addirittura resti di una grande villa in località Pallucci. Successivamente, con le invasioni barbariche e la caduta dell’Impero Romano, le vie di comunicazione che passavano per Pianura dovettero essere abbandonate, così la zona si trovò isolata e gli abitanti probabilmente si trasferirono altrove. La situazione di isolamento in cui si ritrovò il territorio fu favorevole per la nascita, nel periodo medievale, di monasteri e conventi. Testimonianze, stavolta cartacee, e precisamente atti notarili, affermano, inoltre, che dal X secolo la zona risulterebbe abitata anche da semplici contadini. Un vero e proprio casale a Pianura sembra abbia avuto origine intorno al 1250 (di questi anni è anche l’inizio della costruzione della chiesa di San Giorgio Martire), in quanto in quella epoca ebbe inizio l’estrazione del piperno nelle cave presenti nella zona, alcune delle quali sono ancora esistenti. Il piperno divenne presto uno dei materiali più usati per costruire molti edifici napoletani (tra i quali il Maschio Angioino). La cava principale era molto profonda, perforava trasversalmente la collina dei Camaldoli e sbucava nella zona di Soccavo (il cui nome originale era infatti “Sub Cave”). L’estrazione del piperno divenne, insieme all’agricoltura, la principale attività economica della zona, ed infatti, da quel periodo in poi, il territorio di Pianura non venne più abbandonato, anche se da alcune testimonianze (tra cui quella del Carletti nel Settecento) sappiamo che nell’area era diffusa la malaria che provocava una condizione di aria insalubre. Notizie più recenti sull’urbanizzazione di Pianura le abbiamo grazie a Vittorio Spreti che, nell’Enciclopedia Storico Nobiliare Italiana del 1928, afferma che il feudo di Pianura fu acquistato il 24 settembre 1678 da Francesco De Grassi, conte palatino e patrizio di Bologna che portò alla famiglia il predicato nobiliare della vecchia frazione di Napoli, divenendo “De Grassi di Pianura”. Ed infatti la famiglia dei baroni De Grassi abitava in un palazzo che si trova al centro del quartiere, tuttora esistente. Il primo nucleo abitativo “moderno” lo scorgiamo dalla Mappa di Giovanni Carafa, Duca di Noja (1775); il casale era composto da pochi edifici